Io e me

di | 26 Febbraio 2024
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Narcisismo o egoismo

“Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono.”

“È di questa pasta che siamo fatti, metà di indifferenza e metà di cattiveria.”

J. Saramago 

NarcisismoDa tempo nelle relazioni sembra diffondersi una crescente miopia che non permette più di vedere l’altro per quello che è realmente. Al massimo lo si inquadra rispetto al bisogno e all’utilità che se ne può ricavare. Ognuno è impegnato a soddisfare sé stesso, come se distogliere lo sguardo potesse far perdere l’orientamento o l’attenzione. Come in una lotta per la sopravvivenza fermarsi a occuparsi di qualcun altro potrebbe costare caro.

Le trappole moderne

Ma cosa spinge a chiudersi sempre di più nell’illusione  che questo corrisponda a occuparsi di sé stessi? Si è creato un grande malinteso che porta a credere che per stare bene bisogna concentrarsi esclusivamente sulle proprie esigenze. Sarebbe anche giusto se questo però non escludesse completamente le esigenze di chi si ha vicino. Sembra che per mantenere la propria strada sia necessario avere dei paraocchi, come muli che non hanno possibilità di guardarsi intorno. Come se i percorsi altrui potessero interferire con il proprio, esistono solo rivali che puntano a ottenere lo stesso traguardo. 

Questo è il vero malinteso: o io o te. Pensarsi in una competizione invece che in una collaborazione porta a non guardarsi intorno, a non preoccuparsi di come stanno gli altri, delle loro risposte ai nostri comportamenti, non prendendo più in considerazione come tutto sia correlato. Basta arrivare primi, essere più forti, più belli, più popolari e spesso anche più tristi. Perché in una continua gara con sé stessi (o contro) si resta soli. Predomina il narcisismo e si perdono i contatti profondi con gli altri, si esce dalle relazioni fino a non sapere neanche più cosa si vuole realmente. Anche i desideri, infatti, vengono condizionati, diventando una manifestazione del proprio valore più che del proprio piacere. È come perdere la rotta, si naviga a vista, approdando di volta in volta dove capita, senza pensare a dove ci si vuole dirigere. Inizialmente può sembrare liberatorio e stimolante, ma in realtà ci si impoverisce piano piano, spesso inconsapevolmente. Si dedica un tempo infinito chini a contemplare il proprio riflesso, in un narcisismo esasperante che chiude ogni nuova possibilità al futuro.

Come uscirne?

Innanzitutto bisogna riconoscere che non ci si sta realmente occupando di sé, anche se tutte le energie sembrano spese per quello. Senza conoscere i propri obiettivi, senza ascoltare i propri desideri, quelli profondi (non quelli indotti da un continuo bombardamento mediatico) non si può iniziare il proprio percorso. Imparando a conoscersi ci si può avvicinare all’altro e provare a vederlo per quello che è. Solo così si possono costruire vere relazioni. Gli altri non sono più solo mezzi per una soddisfazione temporanea o potenziali nemici da cui difendersi. 

Da soli ci si ferma prima, alcuni ostacoli, invece, si possono superare grazie all’aiuto degli altri. 

La crescita avviene tramite le relazioni, altri percorsi possono ricondurre a un impoverimento, all’inconsapevolezza di ciò che può veramente farci stare bene. 

Tornare a vedere, riuscire a guardare l’altro, è l’unico modo per superare l’indifferenza che sta prendendo sempre più spazio. Non dobbiamo essere più ciechi.

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