La punta dell’iceberg (la paura di andare oltre la superficie)

di | 8 Luglio 2021

Fermarsi alla superficie, non voler andare a fondo, è sempre la scelta più semplice.

rana bollita in superficie

 

Non implica cambiamenti, non comporta grandi responsabilità.

Non voler vedere il sommerso, porta a percezioni errate, non corrispondenti alla realtà, che spesso sembrano rassicuranti. Si predilige ciò che si conosce, anche se non adeguato, non scelto, piuttosto che impegnarsi in qualcosa di nuovo.

È addirittura più rassicurante la sofferenza rispetto all’ignoto. Ci si abitua a restare anche in situazioni spiacevoli pur di non affrontare un cambiamento, pur di non sentirne la responsabilità, spesso affidata all’esterno. Si resta inermi davanti a un destino ineluttabile, con il rischio di far la fine della rana bollita.

Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa. L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce – semplicemente – morta bollita. Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone.” Tratto dal libro “Media e Potere” di Noam Chomsky

Quanto si lascia andare della propria realizzazione quando ci si adatta alle situazioni? Quante ambizioni, emozioni o possibilità vengono sprecate?

Ascoltare i propri desideri dovrebbe essere naturale, eppure si pongono tanti limiti, sempre più filtri, che alla fine confondono le proprie percezioni. Quando qualcosa emerge “sconvolgendo” lo status quo, si preferisce far finta di non vedere, ci si volta dall’altra parte o peggio ancora si scappa. Purtroppo, non sempre si scappa da ciò che potrebbe essere nocivo, come dovrebbe fare la rana, ma da ciò che invece comporta un maggior investimento emotivo, un nuovo impegno, seppur positivo per se stessi. Meglio lasciarsi andare nell’illusione di star facendo qualcosa piuttosto che affrontare una scelta. Ci si può inevitabilmente adattare ad ogni situazione, ma non necessariamente questa potrebbe essere la soluzione migliore per sé.

Avere il coraggio delle proprie scelte, sapere cosa è meglio per sé non è più un processo naturale, ma comporta un costante impegno e la capacità di ascoltarsi per poter dare spazio ai bisogni reali.

 

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