Insoddisfazione cronica

di | 5 Luglio 2018

Insoddisfazione cronica

L’insoddisfazione non è essenzialmente negativa, lo diventa solo quando si cronicizza. Solitamente, infatti, potrebbe essere un aiuto per capire quando qualcosa non va nella propria vita, quando giunge il momento di apportare dei cambiamenti. Quando invece, indipendentemente da ciò che si fa, l’insoddisfazione resta immutata allora diventa negativa. 

Chi la vive non è più in grado di apprezzare nulla di ciò che fa o riesce a raggiungere, il presente perde valore, ci si concentra solo su ciò che non si ha, non si è ancora fatto o si poteva fare meglio. La soddisfazione personale non si basa più sul raggiungimento dei propri obiettivi, anche perché ne vengono posti sempre altri e ancora più ambiziosi, ma la vera ricerca sta nell’approvazione altrui. 

Per ottenere costanti conferme da parte di figure significative si inizia un’estenuante corsa verso lontani miraggi, realizzazioni illusorie, che una volta raggiunte perdono valore e importanza.

L’insicurezza mantiene questo meccanismo, ci si sente insoddisfatti perché proiettati solo su ciò che non va, che manca, spesso nel confronto con gli altri ci si sente in difetto. 

C’è una forte disparità tra un io ideale e ciò che invece si sente di essere, non si arriva mai a un momento di soddisfazione, c’è sempre una perfezione da inseguire. Molte energie vengono sprecate in questa continua e insoddisfacente ricerca. Gli obiettivi sono sempre ambiziosi e lontani per cui si avverte spesso anche frustrazione. 

Il fallimento è temuto, ma allo stesso tempo inevitabile poiché alcuni risultati diventano irraggiungibili. L’esperienza però non diventa bagaglio per imparare e crescere, ma un ulteriore modo per mortificarsi e ruminare sui propri comportamenti. 

Chi soffre di insoddisfazione cronica mantiene un controllo eccessivo su aspetti che riguardano la propria vita e quella delle persone a loro vicine. La marcata critica verso se stessi si estende anche agli altri, che non capiscono i loro bisogni e non fanno nulla per aiutarli. Le relazioni rischiano di diventare altrettanto insoddisfacenti, perché non sono in grado di esprimere i loro sentimenti e di chiedere all’altro, ma si aspettano comunque di essere capiti, per cui la delusione arriva inevitabilmente.

Nonostante gli innumerevoli successi raggiunti, grazie anche al loro perfezionismo, non riescono a goderne fino in fondo e lo sforzo e le energie spese non fanno altro che aggravare un livello già alto di stress e ansia. Fino a quando la soddisfazione è delegata all’approvazione altrui nulla di ciò che si fa può dare i risultati sperati, per questo il circolo riparte e si rinforza. 

Per uscire da questo vortice bisogna imparare ad avere fiducia in se stessi e negli altri per non essere sempre in competizione con tutti, per apprezzarsi e conoscere risorse e limiti personali.

Solo quando si può partire da sé e da ciò che si vuole per la propria vita, conquistandolo con le proprie possibilità, senza influenze esterne, si possono raggiungere obiettivi personali che possono mantenersi nel tempo e per cui poter provare una piena soddisfazione.

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