Perché non ho chiesto aiuto prima?

di | 20 Aprile 2018

aiutoPerché non si chiede aiuto

Non sapevo a chi rivolgermi.

Volevo farcela da solo.

Avevo paura.

Ho fatto finta di niente.

Spiegazioni, reali o immaginarie, se ne possono trovare in continuazione, un po’ per rimandare, un po’ per banalizzare o forse per paura di dover affrontare la situazione.

Inizialmente si cerca di non dare peso al problema: “non è così importante”, “passerà”, “non ho nessun problema”.

Successivamente si pensa di non trovare soluzioni “tanto nessuno mi capisce (o può fare niente)”, “sono fatto così, non posso cambiare” o “ormai è successo, non si può tornare indietro” fino ad arrivare a una perdita di speranza “ormai è tardi”, “lo psicologo? non serve a niente… mica sono matto!!!”, “non ho tempo” o “non ho soldi”.

A qualsiasi livello ci si trovi, se non si conoscono le possibilità che si possono avere si continua a trovare giustificazioni per rimandare, per non accettare i problemi o per iniziare ad affrontarli.

Non è mai facile riconoscere di avere bisogno di un aiuto, purtroppo le credenze a riguardo sono spesso influenzate negativamente: “sono matto, la terapia è costosa, dura anni, non serve a niente, l’amico mio ci è andato e mi sembra che stia peggio…”. Spesso non ci si fida dei dottori e su questo punto trovo sia giusto potersi informare. Ci sono troppe proposte in giro, spesso invitanti, ma ancora più spesso basate su illusioni e promesse di guarigione non supportate da una valida formazione. È utile conoscere la professionalità delle persone a cui ci si rivolge, a cui ci si affida, perché la fiducia è essenziale per un buon lavoro.

Quando chiedere aiuto

È intuibile pensare che quando si sta male ci si deve curare. Purtroppo però per quanto riguarda la psiche spesso ci si abitua al dolore, si può arrivare a sopportare di tutto fino a quando, di solito, il corpo non dice basta. Può avvenire con attacchi di panico, ansia, depressione, malesseri e dolori che non trovano cause organiche, patologie delle pelle, il corpo manifesta un disagio quando non ci si ferma ad ascoltare quelli vissuti in altri ambiti della propria vita. Ma già a questo punto si è andati molto oltre.

Come imparare ad ascoltare i propri malesseri?

I segnali ci sono già stati, la verità è che sono stati ignorati o che si sono cercate soluzioni facili ed immediate per tamponare il momento. È come voler rimarginare una ferita che sanguina con un cerotto, coprendola per non vederla, ma lasciando il rischio che si infetti o che continui a sanguinare. Nel mio lavoro a volte è più difficile affrontare le conseguenze di questo adattamento perché diventano una difesa intorno al pericolo che si fa fatica a scardinare.

Per questo accettare di poter chiedere un supporto quando si affrontano momenti difficili è importante, darsi la possibilità di rileggere alcune esperienze da un punto di vista diverso crea l’occasione per cambiare ciò che non va o che non piace all’interno della propria vita, prima che diventi abitudine.

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