Paura dell’estraneo

di | 20 Febbraio 2018

Intorno agli 8 mesi i bambini sperimentano la paura nei confronti dell’estraneo, passando ad una fase che ha un significato adattivo ed evolutivo, in quanto rafforza l’attaccamento nei confronti della madre, indispensabile per la sua protezione e sopravvivenza. Il bambino avverte nell’altro un pericolo, qualcuno diverso da ciò che per lui inizia a diventare familiare. Ciò che non si conosce rimanda al concetto di fuoriall’esterno legato alle preposizioni latine ex e extra da cui derivano i termini strano, estraneo, straniero. Spesso diversità e stranezza vengono confuse, associate o gli si danno accezioni negative, solo ciò che è familiare ha maggiore tollerabilità.

Non stupisce quindi che gli stranieri vengano visti come una minaccia in un contesto in cui ci si sente fragili e precari. La crisi economica non ha fatto che acuire antiche paure, l’incertezza verso il futuro non trova nell’immediato responsabilità tangibili, per cui si rovescia su altro in cerca di illusorie e temporanee consolazioni. In una delle sue ultime interviste Zygmunt Bauman riguardo al futuro diceva: “desta in noi più spesso l’idea di una catastrofe imminente che non quella di una vita più confortevole. E lo straniero rappresenta tutto ciò che di instabile e imprevedibile c’è nella nostra vita. Per questo guardiamo ai migranti come a un segno visibile e tangibile della fragilità del nostro benessere e delle sue prospettive”.

Per il sociologo “La “crisi migratoria” ci rivela l’attuale stato del mondo, il destino che abbiamo in comune.”

Se ci sentiamo in pericolo siamo giustamente spaventati, quando poi ci sentiamo indifesi inevitabilmente l’estraneo fa paura, inteso come qualsiasi forma di cambiamento, ma è proprio nella possibilità di crescere che possiamo trovare una soluzione, come fa il bambino piccolo che acquisisce autonomia e inizia a esplorare il mondo intorno a sé. Un bambino protetto e chiuso in un ambiente limitato e facilitato non diventerà mai un adulto sicuro e responsabile. Delimitare il proprio spazio può dare apparente tranquillità, ma non ci sarebbero i presupposti per un’evoluzione.

Diventa indispensabile oggi chiedersi cosa spaventa realmente, assumendosi responsabilità personali senza farle ricadere su altro distante da noi, altrimenti si perpetua un sentimento di impotenza che continua ad alimentare ulteriori paure.

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