…ergo sum

di | 17 Febbraio 2016

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Un uomo finisce col diventare
ciò che pensa di essere.
(Mohandas Gandhi)

In linea con questo pensiero possiamo immaginare una crescita e uno sviluppo favorevole nel momento in cui si ha una buona immagine di sé, ogni risultato raggiunto continua a rinforzare il processo alimentando un circolo virtuoso positivo.
Cosa succede invece quando si ha un’immagine negativa di sé?
Il rischio più grande è continuare a ricercare segnali esterni e interni che rimandino l’idea che si ha di se stessi, inevitabilmente si tende a riconoscere solo ciò che non va bene e che non piace, continuando a indebolire la propria immagine e stima, in questo caso si attiva un circolo vizioso. Le proprie scelte potrebbero essere influenzate dagli stessi limiti che ci si pone, così come i rapporti sociali e professionali. Si può restare a lungo in uno stato di impoverimento personale tale da ridurre ambizioni e progetti futuri, continuando ad alimentare un vortice che continuerà a restituire un’immagine di sé negativa, quasi come non ci fossero molte altre possibilità. Le risposte a questi momenti possono essere diverse, non sempre volte ad un cambiamento, più spesso determinanti nel mantenerlo. Nella scelta del partner è possibile cercare qualcuno a cui delegare ogni responsabilità e scelta, restando spesso in rapporti frustranti e insoddisfacenti che continuano a rinforzare le difficoltà e l’incapacità di vedersi da soli o adeguati. In questo caso parliamo di dipendenza, si è disposti a qualsiasi cosa pur di non essere lasciati, ovviamente continuando a non rispettare e riconoscere i propri bisogni.
È possibile, all’opposto, che si possa essere attratti da chi ha bisogno di aiuto, in modo da sentirsi utili e necessari per qualcuno, continuando però a trattarsi di un rapporto squilibrato e di conseguenza altrettanto frustrante e poco appagante. In questo caso parliamo di co-dipendenza, si ha bisogno di qualcuno da accudire e curare, a cui ci si dedica incondizionatamente, ancora una volta perdendo di vista la propria realizzazione.
Pensare a sé diventa subordinato all’esigenze altrui o alle circostanze esterne, raramente ci si focalizza sui propri obiettivi, di conseguenza anche lavorativamente si può vivere una limitazione delle proprie possibilità. Ci si accontenta di lavori poco soddisfacenti, mansioni al di sotto delle proprie competenze, si sopportano colleghi e capi da cui non ci si fa rispettare, rassegnandosi a non poterci fare niente, come se nulla potesse cambiare.
Invece si può cambiare, basta rompere il circolo vizioso e renderlo virtuoso. Per cambiare l’immagine che si ha di sé bisogna iniziare a rispettare di più se stessi, imparando a conoscersi, limiti e pregi, per accettare o cercar di superare i primi e rivalutare o accrescere i secondi. Iniziando questo lento percorso, lentamente si instaura un cambiamento nelle proprie percezioni e valutazioni personali. Il primo passo indispensabile e fondamentale è essere consapevoli di questa possibilità, trovare il proprio modo per iniziare, a volte chiedendo aiuto ad altri, altre volte continuando a provare fino ad arrivare a pensarsi diversamente.

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