Riflettiamo

di | 15 Giugno 2015
Andrò bene? Piacerò agli altri? Avrò fatto la cosa giusta?

Punti di vista che non partono da ciò che si vorrebbe per se stessi, ma da ciò che si pensa sia giusto per gli altri. Per piacere, per non differenziarsi. O si è dentro o si è fuori. O si vince o si perde. Non si può scegliere altro, non ci si può vedere per quello che si è realmente. In alcune famiglie la spinta alla conformità, alla perfezione è talmente forte da non permettere altri tipi di espressioni. Le aspettative sono talmente alte da costringere a continue ed estenuanti lotte chi si trova a doverle soddisfare.

Si arriva a convincersi di non essere adeguati, di non piacersi, fino ad arrivare al avere una percezione di sé differente dall’immagine reale. Questa potrebbe essere una delle diverse cause che portano fino all’alterazione della propria immagine corporea, che inevitabilmente si incrocia e va a rinforzare  un disturbo del comportamento alimentare. Oggi non ci si ritrova più di fronte a situazioni osservate in passato, alcune dinamiche sono socialmente differenti. Alcuni criteri che confermano o meno la diagnosi di disturbo del comportamento alimentare non vengono totalmente soddisfatti, lasciando quindi spazio a nuove forme di problematiche atipiche che mescolano o alternano diversi comportamenti inadeguati, rendendo gli interventi sempre più complessi. Inoltre chi si trova ad affrontare queste difficoltà non ne ha subito consapevolezza, prova un senso di colpa e vergogna nel confidare ad altri la sua situazione e nel chiedere aiuto. Ogni pensiero è incentrato sul cibo e sul proprio aspetto fisico, ci si limita a tal punto da ritenere impossibili situazioni  e comportamenti che precedentemente erano considerati semplici. Ogni sforzo è impiegato per mantenere tutto sotto controllo, partendo dal proprio corpo, senza dare ascolto ai propri bisogni, soprattutto perché arrivati a questo punto non si conoscono più. Sono gli altri ad accorgersi per primi che qualcosa non va, anche se difficilmente riescono a trovare un dialogo quando cercano di affrontare l’argomento. Rimandare qualsiasi forma d’intervento non fa altro che consolidare i disturbi alimentari, che spesso vengono avvertiti come una soluzione più che un problema. La vera sfida non dovrebbe più essere quella per il controllo di sé, del proprio corpo e delle proprie emozioni, ma quella per recuperare la possibilità di scegliere per se stessi, per quello che si vuole realmente, lontano da qualsiasi influenza e condizionamento, per riuscire a ritrovarsi, anche davanti ad uno specchio!

 

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