
I casi più clamorosi richiamano l’attenzione, l’indignazione generale, interminabili dibattiti, ma quanti ancora sono sommersi? Ombre costanti che seguono le donne ad ogni loro passo e non le abbandonano, fino ad adattarsi alla loro immagine, esterna ed interna.
La violenza psicologica lascia segni tanto profondi quanto spesso invisibili ad uno sguardo superficiale. Piccoli costanti mutamenti che si adattano alle ferite che provocano fino a scavare nuove forme, nuove personalità in cui non ci si riconosce più.
Vorrei dare “voce” a queste urla perché non è semplice raccontare le storie, includono una varietà di situazioni che corrono il rischio di venir semplificate.
A volte vite da ricostruire: “Non ti avrei mai dato tutta questa importanza, dipendono da te tutti questi giorni vuoti, non della tua presenza, ma di ciò che mi hai portato via”.
A volte momenti che cambiano la propria vita: “Lì dove pensavo ci fossero sorrisi trovai lacrime, dove credevo ci fossero sospiri imparai le urla soffocate, al posto del piacere scoprii il disgusto e sempre più forte la paura di non sopravvivere a tutto quel dolore”.
Ancora troppe volte …ma almeno non chiamatelo Amore!
Io ho scelto di dar voce a chi ha bisogno di urlare!